Attenti a quello che dite all'IA

in Italy • 2 months ago

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Immagine creata con Microsoft Copilot

🚨 Diversi utenti tendono a confidare ogni proprio pensiero, segreto o dato sensibile al servizio di Intelligenza Artificiale preferito, considerando la cosa sicura e coperta da una sorta di moderno segreto professionale. Tuttavia, recenti accadimenti dimostrano come i rischi che si corrono con un comportamento del genere possano essere davvero alti.


ChatGPT, Claude, Gemini e tutti i loro fratelli digitali sono ormai entrati nella nostra quotidianità al punto da non accorgerci più quasi della loro presenza. I servizi che integrano l'IA per il loro funzionamento aumentano a vista d'occhio e non c'è giorno che non venga rilasciato un nuovo tool, associato magari ad uno di quei programmi che eravamo soliti usare da anni.

E che dire poi della capacità dei chatbot di ascoltarci e psicanalizzare tutte le nostre fisime? Compagni instancabili (almeno fino all'esaurimento dei token) disposti ad aiutarci e comprenderci benevolmente per ogni problema della vita quotidiana, senza giudicarci o rimproverarci, per alcuni meglio di qualunque amico in carne ed ossa.

Ho un problema o un segreto inconfessabile? Lo dico all'IA, che di sicuro potrà consigliarmi per il meglio, preservando la riservatezza delle nostre chiacchierate. Una sorta di segreto professionale 3.0, che tuttavia è solo una semplice illusione. Perché no, le nostre chiacchierate con le IA non sono affatto riservate.

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Foto di Christopher White da Pixabay

Nei termini di servizio dei principali chatbot, quelli che di solito non leggono e si accettano più o meno alla cieca, è chiaramente espressa la possibilità che le conversazioni vengano utilizzate per l'addestramento dei modelli di IA, a meno che non sia l'utente stesso ad agire, negandone il consenso.

Fin qui basterebbe semplicemente smanettare nelle impostazioni (cosa che consiglio comunque di fare) per evitare che qualche dato sensibile, inavvertitamente sfuggito tra le digitazioni della tastiera o mentre si caricava un documento, possa terminare nei sistemi informatici dell'azienda e successivamente chissà dove in giro nel web.

Il rischio più grande, tuttavia, è un altro: quello di confidare all'IA informazioni considerate potenzialmente pericolose e che il sistema, tramite un algoritmo, decide di spostare in un'apposita casella, potenzialmente collegata direttamente alle autorità. Sembra la trama di un film distopico, alla Minority Report, ma tutto questo è già realtà.

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Foto di geralt da Pixabay

Nel Missouri uno studente universitario è stato bloccato dalle forze dell'ordine per aver commesso atti di vandalismo su numerose macchine parcheggiate. A tradirlo è stato proprio il suo chatbot preferito, al quale aveva domandato quali rischi corresse per le sue azioni e come evitare che le autorità risalissero a lui.

Un ragazzo del Nebraska ha invece utilizzato i servizi dell'IA per programmare nei minimi dettagli una rapina in banca. Dopo essersi fatto suggerire dove procurarsi la pistola, le munizioni e i tempi tecnici per commettere il colpo, prima dell'arrivo della polizia, ha portato a termine la rapina, ma è stato individuato proprio dall'analisi di quelle conversazioni.

I casi accertati di crimini scoperti negli Stati Uniti proprio grazie agli alert dell'Intelligenza Artificiale sono fin qui una dozzina, ma se si considera che le forze dell'ordine non sono tenute per legge a dichiarare la provenienza delle segnalazioni è probabile che i numeri siano decisamente più alti.

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Foto di geralt da Pixabay

Sam Altman, fondatore di OpenIA, ha già più volte chiesto in passato, e continua a chiedere oggi a gran voce, tutele professionali equiparabili a quelle di medici e avvocati, ma per il momento le confidenze rivelate ad un chatbot continuano a rimanere ad alto rischio e a poter essere considerate a tutti gli effetti una prova o una confessione.

Diversa parrebbe, almeno per il momento, la situazione all'interno dei confini dell'UE, anche se in realtà non esistono ancora casi rilevanti in grado di costituire una giurisprudenza affidabile. Formalmente, la chat con un servizio di IA non può essere considerata giuridicamente una prova, ma tutto può cambiare in fretta, di fronte ad una sentenza storica o all'interpretazione anche solo di un singolo giudice.

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La imagen que generó Microsoft Copilot en el post muestra lo fácil que es crear contenido visual con IA, eso es genial, pero la diferencia se nota cuando esas conversaciones pueden ser usadas para entrenar modelos sin nuestro consentimiento. En los términos de servicio de ChatGPT y Gemini se menciona explícitamente esa posibilidad, práctico revisar las opciones de exclusión. ¿Alguien ya probó a desactivar el entrenamiento de datos en la configuración?

Es algo a lo que por lo general no se le da mucha importancia; se considera que las conversaciones en el chat son seguras, pero es recomendable activar la opción de privacidad de todos modos.